
Oggi abbiamo ricevuto una visita molto gradita direttamente dalla Cina. La Dott.ssa LiuWenWen, insieme ad altri due colleghi medici che lavorano a Pechino e Hong Kong, si sono recati presso la nostra sala operatoria per poter vedere di persona un intervento effettuato col robot da Vinci.
Perché i colleghi stranieri vengono a Cagliari
Le visite di specialisti provenienti da altri Paesi non sono una novità per il nostro reparto, ma ogni volta ricordano una cosa semplice: la chirurgia robotica si impara guardando. I manuali e i congressi descrivono i passaggi, mentre la sala operatoria mostra i dettagli che non si scrivono — il posizionamento del paziente, la disposizione dei carrelli, la scelta dei punti di accesso, il ritmo di lavoro fra chi sta alla consolle e chi resta al tavolo.
Il nostro centro è un punto di osservazione interessante per una ragione precisa: il robot non viene impiegato soltanto nella chirurgia oncologica, ma anche nelle procedure del trapianto renale. L’attività di chirurgia robotica urologica è attiva dal febbraio 2011 e ha riguardato fin da subito i tumori della prostata, della vescica e del rene, oltre a numerose malformazioni delle vie urinarie. Accanto a questa casistica si è sviluppato il filone che rende la struttura una delle poche a poter mostrare dal vivo certi interventi: il prelievo di rene da donatore vivente con il robot, eseguito per la prima volta il 5 maggio 2012, e il trapianto di rene con tecnica interamente robotica, realizzato per la prima volta nel febbraio 2013.
Ai numeri della casistica si aggiungono esperienze singolari, come il doppio trapianto renale in un unico ricevente condotto interamente con il robot e il primo impiego del sistema da Vinci nella fibrosi retroperitoneale. Sono situazioni che un chirurgo difficilmente incontra in serie e che, per questo, attirano l’interesse di chi sta costruendo o ampliando un programma robotico nel proprio ospedale.
Che cosa si osserva in sala operatoria
Il sistema chirurgico da Vinci consente all’operatore di eseguire l’intervento manovrando a distanza uno strumentario capace di riprodurre i movimenti comandati. È composto da tre elementi: la consolle, alla quale siede il chirurgo e dalla quale guida gli strumenti attraverso i joystick; il carrello con i bracci operativi, posizionato accanto al paziente; e la colonna che gestisce il sistema di visione. Grazie alle telecamere, alla consolle si dispone di una visione tridimensionale e ingrandita di circa dieci volte rispetto a quella dell’occhio umano.
Per un osservatore esterno, il valore della giornata sta nel poter seguire l’intero flusso di lavoro e non solo il gesto chirurgico: la preparazione dell’équipe, il dialogo fra la consolle e il tavolo operatorio, la gestione del tempo, il passaggio dalla fase mini-invasiva alle manovre di estrazione. È il tipo di informazione che si trasferisce meglio con la presenza diretta che con qualsiasi filmato, per quanto accurato.
Uno scambio che vale in entrambe le direzioni
Le visite di questo genere non sono a senso unico. Confrontarsi con colleghi che operano in contesti sanitari molto diversi — per volumi di attività, organizzazione, disponibilità di organi e percorsi dei pazienti — obbliga a spiegare le proprie scelte e, spesso, a rivederle. Le domande poste da chi osserva dall’esterno riguardano quasi sempre i punti in cui la routine rischia di diventare automatismo: perché questa via di accesso e non un’altra, come si decide la conversione, quali criteri guidano la selezione dei candidati.
Per la nostra struttura, del resto, la formazione non è un’attività accessoria. Nel reparto si eseguono regolarmente lavori e pubblicazioni scientifiche su riviste e congressi; da diversi anni è centro di trial clinici multicentrici internazionali; vengono organizzati congressi dedicati al trapianto di rene e alla chirurgia robotica e incontri di training rivolti a specialisti esterni. Esiste inoltre un riferimento specifico per la Scuola di Chirurgia Robotica, a cui si rivolgono i medici interessati a un percorso strutturato.
Una sala operatoria che lavora per tutto l’ospedale
Vale la pena ricordare, per completezza, che la sala robotica non è riservata all’urologia: viene utilizzata anche dalla chirurgia toraco-vascolare e dalla chirurgia d’urgenza dell’ospedale. È un dettaglio organizzativo che colpisce spesso i visitatori, perché racconta come una tecnologia costosa possa essere condivisa fra discipline diverse all’interno della stessa struttura.
Chi desidera approfondire può consultare le pagine dedicate alla chirurgia robotica e al sistema da Vinci, al trapianto di rene e al percorso del paziente e alla storia del nostro reparto. Ai colleghi giunti da Pechino e da Hong Kong va il nostro ringraziamento per l’interesse e per il confronto di questa giornata.
I rapporti internazionali dell’azienda sono documentati dall’ARNAS G. Brotzu.