Il filmato che presentiamo, dall’impatto molto accattivante, mostra le immagini del laser a tullio che distrugge il tumore guidato dalle mani esperte del Dott. Andrea Solinas cosi come un Jet Cockpit si muove nel cielo con estrema manegevolezza e precisione. Il video è stato pensato e montato dal Dott. Mauro Frongia
Che cos’è il laser a tullio
Il laser a tullio è una sorgente luminosa a stato solido che emette nell’infrarosso, su una lunghezza d’onda di circa due micron. Si tratta di una radiazione che viene assorbita quasi immediatamente dall’acqua contenuta nei tessuti biologici: l’energia si esaurisce in pochi decimi di millimetro e non si propaga in profondità. È proprio questa caratteristica fisica a rendere il fascio così preciso. Il tessuto bersaglio viene inciso o vaporizzato con un margine di danno termico molto ridotto, mentre i piani sottostanti restano sostanzialmente preservati.
L’energia viaggia all’interno di una fibra ottica sottile e flessibile, che può essere introdotta nel canale di lavoro di uno strumento endoscopico. Il chirurgo non pratica quindi alcuna incisione sulla parete addominale: raggiunge la lesione attraverso le vie urinarie naturali e lavora sotto visione diretta, controllando in ogni momento la direzione e la profondità del fascio. Al taglio si somma un effetto emostatico sui vasi di piccolo calibro, che contribuisce a mantenere il campo operatorio pulito e leggibile: è anche per questo che le immagini riprese durante l’intervento risultano così nitide.
Quando viene impiegato in urologia
Le applicazioni urologiche di questa sorgente riguardano soprattutto tre ambiti.
- Le neoplasie superficiali della vescica. Il fascio consente di trattare la lesione in modo mirato, seguendone i margini e rispettando la parete vescicale, che nella vescica è sottile e va preservata con attenzione.
- L’ipertrofia prostatica benigna. Il laser permette di vaporizzare o di enucleare il tessuto adenomatoso che ostacola lo svuotamento della vescica, in alternativa alle tecniche di resezione elettrica. Il trattamento laser dell’ipertrofia prostatica è entrato da anni nella pratica del nostro reparto, insieme ad altre metodiche introdotte nel tempo per la patologia prostatica.
- Alcune patologie ostruttive e la calcolosi urinaria. La stessa fibra può essere utilizzata per incidere stenosi dell’uretra o del giunto e, nella chirurgia endoscopica dei calcoli, per frammentare la componente litiasica.
Come si svolge l’intervento
La procedura si esegue in sala operatoria, in anestesia generale o loco-regionale, secondo la valutazione dell’anestesista. Il paziente viene posizionato e lo strumento endoscopico viene introdotto per via transuretrale; attraverso il suo canale operativo passa la fibra, che il chirurgo avvicina al tessuto da trattare. La durata dipende dal volume della lesione e dalle condizioni locali. Al termine viene di norma posizionato un catetere vescicale, che resta in sede per un periodo variabile. Quando la tecnica prevede l’asportazione del tessuto e non la sua sola vaporizzazione, i frammenti vengono recuperati e inviati all’esame istologico: un passaggio essenziale per definire la natura della lesione e programmare i controlli successivi.
Tullio, laser verde e resezione tradizionale
- Laser a tullio
- Viene assorbito dall’acqua dei tessuti, quindi funziona indipendentemente dal contenuto di sangue. Può tagliare, enucleare e vaporizzare, e permette di conservare materiale per l’esame istologico.
- Laser verde
- Emette nella banda del verde e viene assorbito in modo elettivo dall’emoglobina, cioè dal tessuto vascolarizzato. Lavora essenzialmente per vaporizzazione: il tessuto trattato scompare e non lascia frammenti da analizzare.
- Resezione endoscopica tradizionale
- Utilizza un’ansa elettrica monopolare o bipolare. È la tecnica storica, con la quale si confrontano tutte le altre; richiede particolare attenzione al sanguinamento e, nelle varianti monopolari, ai liquidi di irrigazione impiegati.
Nessuna di queste soluzioni sostituisce automaticamente le altre. La scelta dipende dal tipo e dalla sede della lesione, dal volume da trattare, dalle terapie in corso (in particolare quelle anticoagulanti e antiaggreganti), dalle condizioni generali e dalla necessità o meno di ottenere tessuto per l’anatomia patologica.
Il decorso dopo l’intervento
Nei giorni successivi possono comparire bruciore alla minzione, urgenza, aumento della frequenza e una modesta presenza di sangue nelle urine: sono disturbi legati alla guarigione della superficie trattata e tendono a ridursi progressivamente. La rimozione del catetere e la ripresa delle attività quotidiane vengono stabilite caso per caso dall’équipe. Nel periodo successivo è consigliata una buona idratazione e la sospensione temporanea degli sforzi fisici intensi. Per le neoplasie della vescica il programma di controlli endoscopici periodici è parte integrante del percorso e non va rimandato, perché la sorveglianza nel tempo è altrettanto importante dell’intervento stesso.
Chi stabilisce l’indicazione
L’indicazione non nasce dalla tecnologia, ma dalla diagnosi. È lo specialista urologo, al termine della visita e degli accertamenti (esami di laboratorio, ecografia, valutazione del flusso urinario, endoscopia diagnostica, indagini radiologiche quando servono), a proporre il trattamento più adatto e a illustrarne benefici, alternative e possibili complicanze, nell’ambito del consenso informato. Nessuna metodica, laser compreso, garantisce di per sé un risultato: la scelta si costruisce sul singolo paziente.
Nel nostro reparto la chirurgia endoscopica e laser convive con la chirurgia maggiore a cielo aperto e con l’attività di chirurgia robotica con il sistema da Vinci, secondo un percorso di innovazione che si può ripercorrere nella pagina dedicata alla storia della nostra struttura. Per una valutazione è possibile consultare i recapiti degli ambulatori e prenotare una visita specialistica con la richiesta del medico curante.
Il confronto fra le tecniche laser per l’adenoma prostatico è trattato nelle linee guida della European Association of Urology.