
L’esame urodinamico studia il funzionamento della vescica e dello sfintere uretrale. Serve quando i sintomi da soli non bastano a spiegare il disturbo: due persone che urinano male possono avere problemi opposti, e la terapia giusta per l’una è inutile per l’altra.
Quando è indicato
- disturbi dello svuotamento della vescica in cui serve una diagnosi precisa;
- incontinenza urinaria da sforzo e da urgenza, soprattutto prima di un intervento uroginecologico;
- alterazioni neurologiche del controllo vescicale: in questi pazienti l’esame viene integrato con l’elettromiografia del pavimento pelvico;
- sospetta ostruzione nell’uomo – ipertrofia prostatica, stenosi uretrale – quando la scelta tra terapia medica e intervento non è scontata.
Perché cambia le decisioni
La domanda a cui l’esame risponde è se il getto debole dipende da un ostacolo allo svuotamento oppure da un muscolo detrusore che non spinge abbastanza. Il sintomo è lo stesso, la conclusione è opposta: nel primo caso l’intervento disostruttivo risolve, nel secondo non migliora nulla e il paziente resta con gli stessi disturbi dopo l’operazione. Lo stesso vale per l’incontinenza femminile, dove la componente da sforzo e quella da urgenza richiedono strategie diverse e spesso coesistono.
Come si svolge
La prima fase: uroflussometria
La fase iniziale è l’uroflussometria: un esame semplice, non invasivo e facilmente ripetibile, che consiste nell’urinare in un apposito contenitore collegato a un computer che registra i parametri del flusso. È un ottimo test di base quando si sospettano disturbi di svuotamento da ostruzione. Bisogna presentarsi con lo stimolo, a vescica piena ma non sovradistesa: una vescica troppo piena determina un deficit contrattile della muscolatura e falsa il risultato.
L’esame completo
Dopo l’uroflussometria si misura il residuo post-minzionale e si procede con la parte invasiva: attraverso cateterini sottili si riempie lentamente la vescica registrando le pressioni. Si valutano la prima sensazione di riempimento, la capacità vescicale, la comparsa di contrazioni involontarie del detrusore, il comportamento dello sfintere e, nella fase minzionale, la relazione tra pressione e flusso. L’esame completo richiede circa 30-45 minuti. Durante tutta la procedura vengono seguite le istruzioni dell’infermiere e del medico che conducono l’esame, con attenzione alla riservatezza del paziente in ogni momento.
Come prepararsi
- portare l’elenco dei farmaci assunti: alcuni agiscono sulla vescica e sullo sfintere e possono influenzare il risultato;
- portare un’urinocoltura recente: un’infezione urinaria in corso altera l’esame e va trattata prima;
- portare la documentazione precedente, compresi ecografie e referti di eventuali interventi;
- presentarsi con lo stimolo minzionale, senza trattenere oltre il necessario;
- se è stato richiesto, compilare il diario minzionale dei giorni precedenti: quante volte e quanto si urina, e in quali momenti si perdono urine.
Dopo l’esame
Nelle ore successive è comune un modesto bruciore urinario, che si attenua bevendo regolarmente. Va invece segnalata la comparsa di febbre, brividi o difficoltà a urinare. Il referto viene discusso con l’urologo che ha richiesto l’esame, perché i numeri acquistano significato solo insieme ai sintomi e al resto della valutazione.
Il Laboratorio di Urodinamica
Il laboratorio è seguito dal Dott. Gianfranco Bianco. Telefono 070 539415. La prenotazione della visita urologica che precede l’esame si effettua al CUP dell’Azienda Ospedaliera “G. Brotzu” allo 070 539680; le vie di accesso sono descritte in Modalità di accesso.
Domande frequenti
È un esame doloroso?
È fastidioso più che doloroso. La parte non invasiva, l’uroflussometria, consiste semplicemente nell’urinare. Nella fase successiva si utilizzano cateterini di piccolo calibro: il disagio è paragonabile a quello del posizionamento di un catetere e non richiede anestesia.
Devo sospendere i farmaci che prendo?
Non di propria iniziativa. Alcuni farmaci per la vescica, per la prostata o per la pressione possono modificare i risultati: se ne parla con il medico che prescrive l’esame, che decide se sospenderli e per quanto tempo.
Posso farlo se ho un’infezione urinaria?
No. Un’infezione in corso altera i risultati e va trattata prima. Per questo viene richiesta un’urinocoltura recente.
Serve davvero prima di un intervento?
Nei casi dubbi sì, ed è la situazione in cui rende di più: distingue l’ostruzione dal deficit contrattile della vescica ed evita interventi disostruttivi che non porterebbero beneficio. Prima della chirurgia per l’incontinenza femminile, inoltre, permette di riconoscere la componente da urgenza che l’intervento non corregge.
Fonti
Linee guida di riferimento sui disturbi del basso tratto urinario e sull’incontinenza: European Association of Urology. Informazioni sull’ospedale: ARNAS G. Brotzu.