RIFLESSIONI SUGLI ULTIMI EVENTI RIPORTATI DALLA STAMPA NAZIONALE A PROPOSITO DEI TRAPIANTI RENALI

Di Mauro Frongia

La cronaca di questi giorni sui mancati trapianti di rene al Brotzu e la prevedibile e disordinata reazione nei “media” da parte di opinionisti ,politici ,operatori e pseudo operatori del settore,mi suggerisce di esprimere alcune riflessioni per poter spiegare con parole semplici cosa davvero succede in prima linea ,nelle sale operatorie dedicate.

Nota della redazione: come funziona davvero un trapianto di rene

Quello che segue non prosegue la riflessione del Direttore, ma è un chiarimento redazionale rivolto ai lettori del sito. L’esperienza ci dice infatti che, quando un caso finisce sui giornali, le domande che arrivano in reparto sono quasi sempre le stesse: perché un organo offerto non viene trapiantato, chi decide, che cosa comporta dire sì alla donazione. Sono domande legittime e meritano una risposta ordinata.

Una catena, non un singolo gesto

Il trapianto non è un intervento chirurgico isolato: è l’ultimo anello di una catena che coinvolge molte professionalità e che si spezza se anche un solo passaggio non regge. Come ricordiamo nella pagina dedicata al trapianto di rene, servono chirurghi, anestesisti, immunologi, nefrologi e il coordinamento generale della direzione sanitaria. La sequenza, semplificata, è questa:

  1. Segnalazione di un potenziale donatore e accertamento della morte secondo le procedure di legge, affidate a un collegio medico indipendente dall’équipe che esegue il prelievo e il trapianto.
  2. Verifica della volontà sulla donazione.
  3. Valutazione di idoneità del donatore: storia clinica, esami di laboratorio, indagini strumentali, esclusione di infezioni e di patologie trasmissibili.
  4. Tipizzazione tessutale e studio immunologico, con la ricerca di anticorpi e la prova di compatibilità fra donatore e ricevente (cross-match).
  5. Assegnazione degli organi secondo criteri stabiliti e ratificati, che nel nostro caso sono concordati fra i centri trapianto di Cagliari e Sassari e il Centro Regionale di Riferimento per i Trapianti.
  6. Prelievo, trasporto e trapianto, con tempi che vanno rispettati rigorosamente.

Per la sola fase di prelievo il nostro reparto tiene disponibile ventiquattro ore su ventiquattro un’équipe di due medici e uno strumentista, che opera in tutti gli ospedali della Sardegna.

Chi coordina il sistema

In Italia la rete è organizzata su tre livelli. Il Centro Nazionale Trapianti, che ha sede presso l’Istituto Superiore di Sanità, definisce gli indirizzi tecnici e i criteri generali, raccoglie i dati di attività e vigila sulla qualità e sulla trasparenza del sistema; i centri regionali e interregionali coordinano le segnalazioni e le allocazioni sul territorio; i singoli centri trapianto eseguono la valutazione clinica, il prelievo e l’intervento. Nessun passaggio dell’assegnazione è rimesso alla scelta discrezionale di un singolo professionista: i criteri sono scritti e verificabili.

Per il nostro territorio, la tipizzazione tessutale viene effettuata presso il laboratorio di immunogenetica del Centro Regionale di Riferimento per i Trapianti; la principale modalità di assegnazione è regionale e privilegia le situazioni di altissima compatibilità immunologica, con assegnazione diretta quando donatore e ricevente condividono cinque o sei antigeni.

Perché un organo offerto può non essere trapiantato

È il punto che genera più fraintendimenti. Un rene proposto non arriva al trapianto per ragioni che, nella grande maggioranza dei casi, sono cliniche e non organizzative:

  • Idoneità del donatore. Gli accertamenti possono far emergere una neoplasia non nota, un’infezione trasmissibile o un danno renale preesistente che sconsigliano l’utilizzo dell’organo.
  • Condizioni dell’organo. La valutazione al momento del prelievo, ed eventualmente la biopsia, possono mostrare un grado di sclerosi o una sofferenza vascolare incompatibili con un risultato accettabile.
  • Barriera immunologica. Un cross-match positivo o un profilo anticorpale sfavorevole impediscono il trapianto su quel determinato ricevente, anche quando l’organo è in ottime condizioni.
  • Condizioni del ricevente al momento della chiamata. Un’infezione in atto, un problema cardiologico o un quadro clinico instabile rendono l’intervento più rischioso del beneficio atteso: il paziente resta in lista e verrà richiamato.
  • Tempi. L’ischemia dell’organo ha limiti stretti; quando non sono rispettabili, la prudenza impone di rinunciare.

Rinunciare a un trapianto non è quindi, di per sé, un errore: talvolta è la decisione che protegge il paziente. Resta il diritto del paziente e della sua famiglia di conoscerne le ragioni.

Che cosa significa dire sì alla donazione

Esprimere la propria volontà sulla donazione di organi significa lasciare una dichiarazione che verrà consultata al momento opportuno. In Italia la scelta si può registrare al momento del rilascio o del rinnovo della carta d’identità presso il proprio Comune, presso gli sportelli della propria azienda sanitaria o attraverso le associazioni di settore; è sempre modificabile e l’ultima dichiarazione in ordine di tempo è quella che vale. Una dichiarazione chiara ha un effetto concreto e spesso sottovalutato: solleva i familiari dal peso di decidere in un momento drammatico, interpretando desideri mai espressi.

Accanto alla donazione da donatore deceduto esiste il trapianto da donatore vivente, che è una pratica integrativa e non sostitutiva: consente di programmare l’intervento nel momento migliore per entrambi, di studiare a fondo il donatore e, quando possibile, di evitare o abbreviare la dialisi. Anche in questo caso il percorso è regolato per legge e prevede una valutazione collegiale che comprende il nefrologo, il chirurgo, l’anestesista, l’immunologo e lo psicologo.

Chi è in dialisi e desidera informazioni sull’iscrizione in lista d’attesa, sugli accertamenti necessari e sui controlli successivi al trapianto trova una descrizione dettagliata nella pagina Trapianto Rene, mentre per le problematiche chirurgiche dei pazienti già trapiantati esiste un riferimento dedicato alla gestione urologica del trapianto di rene. Per contatti e appuntamenti sono disponibili i recapiti della struttura.

I dati verificati sull’attività dei centri trapianto italiani sono pubblicati dal Centro Nazionale Trapianti.